Limiti normativi

Nello spazio intorno a un elettrodotto sono presenti un campo elettrico, che si misura in Volt su metro (V/m), e un campo di induzione magnetica che si misura in microTesla (µT), entrambi con la frequenza di 50 Hz.
Il campo elettromagnetico è costituito dalla combinazione del campo elettrico e del campo magnetico. Si genera ogni qual volta si verifica una variazione nel tempo dei due campi nello spazio. Il campo elettromagnetico si propaga sotto forma di onde elettromagnetiche (radiazione elettromagnetica). A bassa frequenza, a differenza della radiofrequenza, i campi elettrici e magnetici in prossimità degli elettrodotti sono indipendenti e possono essere misurati e calcolati separatamente.
Il campo elettrico prodotto dagli elettrodotti è facilmente schermato dalla maggior parte degli oggetti (le strutture murarie e anche la vegetazione).
Il campo magnetico prodotto dagli impianti elettrici, invece, è poco attenuato da quasi tutti gli ostacoli normalmente presenti, per cui la sua intensità si riduce soltanto al crescere della distanza dalla sorgente. L’intensità del campo magnetico dipende direttamente dalla quantità di corrente che attraversa i conduttori dell’elettrodotto, che varia in funzione dell’energia prodotta e della potenza assorbita (i consumi).
Per gli elettrodotti, l’induzione magnetica, a parità di corrente e di disposizione dei conduttori (distanza tra i conduttori e disposizione degli stessi), varia con la distanza dalla sorgente, attenuandosi all’aumentare della stessa.
Nel caso di un elettrodotto interrato, l’induzione magnetica generata è ridotta significativamente e si attenua già a pochi metri dal tracciato, non per la schermatura del terreno, ma per il fatto che i conduttori sono tra loro molto ravvicinati, ottenendo una sovrapposizione degli effetti che fa, di fatto, diminuire la risultante del campo generato.
Nel caso delle cabine di trasformazione MT/BT (secondarie) l’impatto elettromagnetico è spazialmente molto confinato: campi significativi si possono trovare tipicamente soltanto entro distanze di qualche metro dal perimetro della cabina stessa. Qualora tali cabine siano inserite all’interno di edifici o ad essi adiacenti, il campo magnetico all’interno degli ambienti direttamente confinanti può pertanto essere significativo.
A bassa frequenza i limiti stabiliti dalla normativa sono quattro (DPCM 8 luglio 2003) :
- limite di esposizione 5 kV/m: livello di campo elettrico che non deve essere mai superato in nessun punto dello spazio
- limite di esposizione 100 μT: livello di induzione magnetica che non deve essere mai superato in nessun punto dello spazio
- valore di attenzione 10 μT: livello di induzione magnetica che non deve essere superato nelle aree gioco per l’infanzia, in ambienti abitativi, in ambienti scolastici e nei luoghi adibiti a permanenza prolungata della popolazione, non inferiore alle 4 ore giornaliere; si applica alle situazioni esistenti
- obiettivo di qualità 3 μT: livello di induzione magnetica che non deve essere superato in corrispondenza delle stesse aree previste per il valore di attenzione nei casi di realizzazioni di nuovi elettrodotti e realizzazioni di nuovi insediamenti in prossimità di elettrodotti esistenti
Fasce di rispetto per le linee ad alta tensione
Un concetto importante per la prevenzione dell’esposizione della popolazione all’induzione magnetica è quello della fascia di rispetto per gli elettrodotti: all’interno di una porzione di territorio intorno alla linea, caratterizzata da valori di induzione magnetica superiori rispetto all’obiettivo di qualità, non è consentita alcuna destinazione di edifici ad uso residenziale, scolastico, sanitario, cioè ad uso che comporti una permanenza non inferiore a quattro ore. Tale concetto si applica sia ai nuovi edifici rispetto alle linee esistenti, sia ai nuovi elettrodotti rispetto alle strutture esistenti (vedi D.M. 29 maggio 2008). La presenza di un elettrodotto, quindi, comporta un vincolo al territorio. Non c’è un divieto assoluto a costruire, ma è discriminante la destinazione d’uso dell’immobile in progetto.
Distanza di prima approssimazione (DPA)
Ai fini della pianificazione urbanistica è stato introdotto il concetto di DPA, che rappresenta la distanza in pianta dal tracciato dell’elettrodotto oltre la quale è rispettato l’obiettivo di qualità, in condizioni cautelative di funzionamento dell’elettrodotto. All’esterno della DPA non ci sono vincoli all’edificazione. Ai sensi del DPCM 8 luglio 2003 è calcolata dal gestore ed è fornita su richiesta all’autorità competente del procedimento autorizzativo.